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Il dito è l'occhio di Fabio
Documentario, mini dv, 30', 2010
regia e montaggio Luca Berardi; riprese Fabio Orrico, con la partecipazione di Elena Prati e Mimosa Blanda; disegni animati  Valentino Menghi; musiche originali F.E.M. (Fabio Strada, fisarmonica; Massimo Casadei Della Chiesa, chitarra e basso; Giuseppe Casadei, batteria; Massimo Giorgini, chitarra) produzione iperbarica video

Il documentario è costituito da un'intervista a Fabio Strada, musicista non vedente. Il registro del lavoro è quello della traduzione della cecità attraverso un montaggio “analogico” delle sue parole.Cos'è il colore rosso per un non vedente? Come si differenziano il buio e la luce? Come fa una persona non vedente a formarsi un'idea generale del mondo, a partire da parole che rimangono solo parole, che non hanno riscontri visivi? Le musiche originali sono state commissionate al gruppo di Fabio Strada, i F.E.M.

Menzione speciale ad Artelesia film festival, 2010
• In concorso 3° CinemAvvenire Videofestival, Roma 2012

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"E bianco. Bianco assoluto. Bianco al di sopra di ogni bianchezza. Bianco dell'avvento del bianco. Bianco senza compromessi, per esclusione, per totale sradicamento del non-bianco. Bianco folle, esasperato, che urla la bianchezza. Fanatico, furioso, crivellatore della retina. Bianco elettrrico atroce, implacabile, assassino. Bianco a raffiche di bianco. Dio del "bianco". No, non un dio, una scimmia urlatrice... Arresto del bianco. Sento che il bianco conserverà per me, a lungo, qualcosa di eccessivo.

tratto da "Miserabile miracolo. L'infinito turbolento" di Henri Michaux

 

foto fabio strada bastonefoto fabio strada fisarmonica

dagli appunti di lavorazione:

Voglio indagare la visione del mondo di Fabio Strada, musicista non vedente. Questa indagine si esplicherà innanzi tutto con una intervista filmata. Mi preoccuperò di dare con un certo anticipo gran parte delle domande a Fabio, perché non è la spontaneità della risposta che mi interessa, ma l'introspezione che nasce dai quesiti. La sfida è quella di far nascere il video, tentando di sviluppare una trama visiva a partire dalle risposte dell'intervista con l'idea dominante di creare un film montato "con l'orecchio" e non con l'occhio. Il tema e la condizione della cecità, sviscerato a fondo nell'intervista, sarà un mezzo di conoscenza ed esplorazione del "mistero uomo".

Domande iniziali che mi viene da porre
Cosa sono la luce e il buio per te? E' vero che vivi nel buio?Come fai a definire il tuo mondo buio (nel caso affermativo), se non hai mai visto la luce? Quando andiamo a letto chiudiamo gli occhi e spegniamo la luce. Buio. La condizione di buio ci aiuta ad addormentarci. Come ti poni con questa abitudine? Cioè, io mi metto il pigiama e mi infilo sotto le coperte. Devo chiudere gli occhi per forza per addormentarmi. Lo stacco tra l'attività di vedere e quella di pensare ad occhi chiusi è netta. Esiste uno stacco percettivo simile, per te, quando vai a letto? Sogni? Cosa e come sogni? Da un punto di vista della tua totalità come persona, cioè escludendo il tuo rapporto con gli altri, senti che ti manca qualcosa? Ti manca la vista? (domanda in/volontariamente ironica). Ad esempio, io non sento le "voci", come alcune persone definite dagli psichiatri schizofreniche, oppure non sono in grado di trasmettere l'energia, come alcuni guaritori; eppure queste cose non mi mancano, cioè non ne ho mancanza, perchè non le ho mai provate. Cosa mi dici tu a proposito della vista?
Domande percettive: cos'è il colore? Prova a descrivimi il colore rosso.
Cosa sono le cose? (ad esempio un tavolo, il mare) Ci sono differenze nel tuo concetto di una cosa in base alla sua grandezza e/o rapporto con te? ( il tavolo lo puoi sentire, il mare invece ha una estensione non percepibile). Come ti rapporti con uno spazio nuovo, entrando in una camera o in luogo dove non sei mai entrato? Lo immagini mentalmente? Dico questa frase: "C'è un libro aperto, le cui pagine vengono mosse dal vento." Cosa c'è nella tua mente, il concetto di libro, o qualche altra attività immaginativa?. Riesci a spiegarmi le tue rappresentazioni interne (cioè le immagini mentali dei vari sensi)? Prova a spiegami il tuo pensiero, nel senso di tentare di definire la modalità con cui pensi (esempio di pensiero: questa sera andrò a un concerto all'Area Sismica; ti vengono in mente dei suoni, quando pensi a questo pensiero? Di che sostanza è questo pensiero?) Hai mai avuto allucinazioni, di qualsiasi tipo e in qualsiasi modalità sensoriale? Come definisci il concetto di bellezza? Anche in questo caso un termine con valenza estetica assume anche una valenza morale (una persona "bella"). Hai altri termini per descrivere una persona "bella dentro"? Molti profeti o visionari o veggenti in passato e per tradizione erano ciechi. Quindi si dà a questa condizione di svantaggio una connotazione di extra-ordinarietà. Come ti rapporti con queste figure mitiche e in generale con l'associazione cecità - esperienze altre? Pensi di avere gli altri sensi più sviluppati di un vedente? O uguali? I bambini di solito hanno la paura del buio. Qual era la tua paura più grande? Ci sono state, in passato, esperienze di visione tattile tentati con non vedenti. Ne sei al corrente? Ti piacerebbe provare? Così come io dico "tu assomigli al tal dei tali", anche tu fai la stessa cosa, con le voci delle persone? . Il mondo e il commercio si basano molto sull'estetica. In qualche modo la tua vita è più semplificata rispetto a questo ambito. Cosa ne pensi? Quali sono i tuoi valori principali?. Frequenti associazioni di non vedenti? Parlate mai delle cose di cui ti sto chiedendo io? Leggi? In che modo? . Il tuo sogno più grande è vedere, oppure è qualcos'altro? Mi piacerebbe che tu inventassi un termine legato alla visione, un neologismo, che si riferisce a una situazione per te particolare in cui se esistesse questo termine nuovo lo utilizzeresti, ma questo non esiste perché il linguaggio basato sulla visione non ha tenuto conto di questa particolare situazione uditiva. (Es. gli eschimesi, che vivono nella neve, hanno più termini per indicare i colori della neve, mentre per noi essa rimane bianca, o grigiastra. Ci vorrebbe forse qualche termine in più per identificare alcune percezioni che non nascono dalla visione e che sono legate alle sfumature tattili o dell'udito, ecc.) . Ti senti un po' violentato da queste domande, oppure ti paiono domande lecite?

altre possibili domande
Quanto, realmente un vedente comprende dei discorsi? - Vedere significa sia vedere le cose, ma anche osservare, riflettere, pensare, considerare, capire. Vorrei partire proprio da questo assunto: il termine che esprime la percezione del vedere esprime anche il pensiero, la riflessione, la capacità di inquadrare il mondo in concetti. Si tratta solo di un uso allargato del termine vedere, a livello metaforico, oppure ci sono delle fondamenta reali per questa estensione? In un non vedente dalla nascita, quali termini sono più adatti di "vedere" per concettualizzare il mondo? O è adatto ugualmente? - Riflessione mia: un non vedente, così come un portatore d'handicap, potrebbe avere un approccio con il mondo differente da una persona vedente, in quanto oltre ad essere aiutato, deve anche necessariamente fidarsi quando viene guidato. Inoltre deve anche avere fede di quanto gli si dice. Si deve fidare. Questa costrizione potrebbe portare ad un atteggiamento mentale, che ne so, di apertura verso gli altri. - Le rappresentazioni mentali di senso diverso dalla vista sono più sviluppate in chi non vede? Una persona vedente non è in grado di isolarsi dalla visione - Le sensazioni sono essenzialmente incomunicabili. Io non posso sentire quello che senti tu. Le mie sensazioni sono mie proprie, esclusivamente individualmente mie. Il linguaggio permette di intendersi, cioè io capisco, in una misura approssimativa, quello che provi tu perché in qualche modo si crea un'analogia con quanto ho provato io in circostanze simili. Un approccio all'intervista potrebbe essere quello di approfondire in modo mirato quali sono le concezioni di Fabio sulla percezione visiva. Forse sarebbe un approccio cinico e devastante, o forse completamente inutile, come se uno mi bombardasse di domande sulle "voci", di cui io non ho esperienza. Un altro approccio è quello di curiosare tra le percezioni mentali di Fabio. - Interessante questa contraddizione: per i vedenti, un non vedente vive in un mondo buio. Eppure, se noi dirigiamo una luce direttamente sugli occhi, si dice: "Mi stai accecando", cioè c'è troppa luce, non buio. La stessa cosa vale anche per l'udito? Se c'è troppo rumore si dice: mi sto assordando. - Un'altra frase molto indicativa sull'importanza della visione per l'uomo: "Vide la luce il 17/02/73, come sostituzione di "venne al mondo", "nacque". Penso alle persone che escono dal proprio corpo e vanno a vedere quello che succede nella stanza vicina, oppure si osservano dall'alto, rispetto al proprio letto. E' evidente che la cosa avviene non con la normale percezione degli occhi: pertanto, sarebbe possibile anche per un non vedente provare tale esperienza? Esistono casi di allontanamento uditivo dal proprio corpo?

 

 

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