NgVision
forme del dissenso
aprile 2011
Magazzino
Parallelo, Cesena (Fc)
VIDEOINSTALLAZIONE SU TV DIFFUSE. PROIEZIONE IN LOOP
DI UN CENTINAIO DI FILMATI
www.magazzinoparallelo.com
Per
tutto il mese di Aprile 2011 verrà presentata una selezione
di un centinaio di filmati appartenenti all’archivio
di NGV – New Global Vision, una rete di canali video
on line indipendenti. L’allestimento anziché
ricorrere alla consueta formula della rassegna cinematografica
rimanderà a una visione diffusa, più tipica
della video-installazione. Grazie a proiezioni disseminate
in tutti i locali del circolo, il Parallelo diverrà
così un grande serbatoio di immagini, dove interferenze
e approfondimenti si intersecheranno. Negli spazi del Circolo
saranno presentate in loop, ogni settimana con un programma
differente, produzioni delle telestreet, documentari e reportage
su Genova 2001, interviste a partigiani, produzioni indipendenti.
Un profluvio ragionato di immagini che ha lo scopo di esplorare
le varie forme del dissenso e di promuovere un’elaborazione
critica del presente capace di riconciliare creatività
e politica.
Le parole chiave delle proiezioni previste sono:
Antifascismo – Antiproibizionismo - Azione diretta –
Critical mass – Ecologia e Salute – Genova G8
– Hacking, Net Art – Mediascape – Repressione
carcere – Storia e Memoria -TeleStreet
EVENTI PRINCIPALI in SALA CENTRALE
Mercoledì 06 Aprile 2011 dalle ore 21.00
Il dissenso creativo dagli anni ’70 ad oggi
Incontro con Matteo Guarnaccia.
Artista visivo, performer, saggista, Guarnaccia è considerato
uno dei più attenti osservatori italiani di culture
marginali, alternative, underground.
Mercoledì 20 Aprile 2011 dalle ore 21.00 circa
Solo
limoni. Documentazione video-poetica in 13 episodi sull’anti-g8
di Genova
di Giacomo Verde, 2004 durata 00:45:14
a
seguire: incontro con Giacomo Verde
Mercoledì 27 Aprile 2011 dalle ore 19.00 circa
Puntata speciale di Radio iperbarica: le canzoni anarchiche
e I canti di lotta e di protesta.
Trasmissione radiofonica interna al Magazzino Parallelo
a cura di e con Gianluigi Tartaull,Andrea Fantini e Riccardo
Galeati
Visualizza
il programma completo delle proiezioni
Fotografia
rielaborata gentilmente concessa da Adriano Zoppolato
Appunti
sui materiali selezionati
di Luca Berardi
Sottolineo alcuni termini di riflessione che ho tenuto come
guida o si sono rivelati importanti nella selezione del materiale.
L’urgenza: di esserci; di documentare eventi e situazioni
ignorate dai mess media professionali o raccontate in modo
artefatto. Alcuni filmati sono importanti solo per il fatto
che sono stati girati, documentando l’esistenza di qualcosa:
siamo qui, siamo in pochi, ma ci siamo, guardaci, stiamo rischiando
di prendere le botte dalla polizia anche per te, spettatore.
Ecco, guarda cosa succede dentro questo carcere, vedi come
abbiamo risistemato questo spazio occupato? Non è la
qualità dell’immagine che conta, ma il fatto
che la camera sia accesa. Non si tratta di cinema, ma di mediattivismo,
un agire e informare nello stesso istante. Il motore di tanti
lavori mediattivisti è un’urgenza di vita; siamo
spettatori abituati ad un’urgenza professionale, dove
la velocità della troupe e la presenza di reporter
sono legate non tanto all’evento in sè, quanto
all’importanza mediatica della notizia in quel tempo.
Per i mediattivisti il cuore degli eventi sono le relazioni
umane, le persone, la salute.
L’autoproduzione e la produzione indipendente. Le telestreet
ne sono un ottimo esempio. La necessità e ancora una
volta l’urgenza di critica alla televisione portano
al “fare noi la televisione”, dove in realtà
l’aspetto essenziale e vitale del progetto è
antitelevisivo: la televisione la facciamo, non la guardiamo.
Sono le relazioni dentro al quartiere di riferimento i veri
programmi. La Tv di strada si guarda più in strada
che in salotto. L’autoproduzione diventa una necessità
forzata per queste esperienze. La qualità è
scarsa e, bisogna ammetterlo, anche molti contenuti. L’impressione
è che l’immaginario televisivo sia così
potente da dettare l’agenda anche agli attivisti antitelevisivi,
influenzandone soprattutto il linguaggio. Mentre i video che
veicolano le varie forme di protesta, (ecologiste, pacifiste,
di riappropriazione di spazi e funzioni pubbliche, ecc.) avendo
la funzione di “prove di esistenza” non si mettono
in competizione con il linguaggio televisivo mantenendo una
urgenza vitale, molti lavori autoprodotti perdono forza anche
nei contenuti, come se l’utilizzo del linguaggio televisivo
andasse ad intaccarne non solo la forma, ma anche il nocciolo.
Il gioco e la festosità. Ogni manifestazione di strada
ha caratteristiche sue proprie di originalità ed espressione
creativa. Nella sala centrale del Magazzino verranno proposte
tante sequenze di questa esuberanza e creatività gioviale
nel manifestare il proprio dissenso. Disegni, striscioni,
colori, giocoleria, fumetti, trampoli, attrezzi circensi per
bloccare il traffico, skate, scudi e mazze di cartone. Come
tanti Don Chisciotte contro i mulini a vento, come afferma
Heidi Giuliani, madre di Carlo Giuliani, ammazzato a Genova
nel luglio 2001, nel film intervista di Cristina Comencini,
unica opera in programma non presente nell’archivio
NgVision. Ma naturalmente dietro a questa festosità
stanno rivendicazioni essenziali di natura politica, sociale,
rivendicazioni di spazi, risorse, condizioni di vita dignitose
verso una società capitalista che le sta smantellando.
E spesso le forze dell’ordine reagiscono con una repressione
violenta sulle manifestazioni. Mi ha impressionato in tanti
filmati, non solo italiani, lo stupore della gente comune
attaccata in modo spropositato dalla polizia: ma come? sono
disarmato, sono inerme, reclamo in modo non violento e voi
ci picchiate? Nei filmati presentati sulle giornate del dissenso
al G8 di Genova 2001 questo stupore permea tutti i video:
è lo stupore di vedere in diretta la democrazia che
si arresta, o di vedere il vero volto della democrazia.
G8 Genova 2001: è il fulcro del progetto, naturalmente
e non solo perché il 2011 è il decennale dell’evento.
L’anti G8 organizzato dal Genoa Social Forum nel 2001
è l’evento più ripreso massmediaticamente
in assoluto della storia, con migliaia di videocamere che
hanno documentato quei giorni in un eccezionale esperimento
di set diffuso. La riflessione su quelle giornate è
anche quella della narrazione degli eventi. Qual è
l’immaginario, a dieci anni di distanza, dello spettatore
cittadino rispetto agli avvenimenti ? E ’il poliziotto
assediato da Carlo Giuliani, sono i Black Block incontenibili,
oppure è la più grande manifestazione degli
anni novanta in cui si domandava un mondo nuovo possibile,
terminata con una repressione violentissima e una sospensione
dello stato di diritto? L’assalto e la mattanza alla
scuola Diaz colpiscono proprio, oltre che fisicamente gli
attivisti e i giornalisti, i materiali di Indymedia, ben presenti
in NGVision. Colpiscono cioè la narrazione alternativa
degli eventi che forse gran parte dei spettatori-cittadini
non ha mai sentito. E se ciò non è avvenuto
a Genova, dove tutto è stato documentato, se nonostante
tutta l’evidenza questa narrazione non passa al cittadino,
bisogna riflettere a che cosa serve tutto questo materiale.
Chiunque può avere accesso alle informazioni, chiunque
può sapere, chiunque può leggere flussi narrativi
diversi e a suo piacimento, in rete. Ma se la rete poi non
porta alla “internet-street”?
Questa mostra intende quindi spostare fisicamente il materiale
video dalla rete in un luogo fisico, come fulcro di riflessione.
Tutti i video del sito sono liberamente utilizzabili non a
fini commerciali, sono no copyright e hanno licenza creative
commons e questo è un ulteriore aspetto di rilevanza
del progetto. Infatti da una parte è possibile visionare
dei film senza pagare i costi di diritto d’autore, spesso
esorbitanti per piccole realtà. Dall’altra, concetto
essenziale, il sapere è un bene comune da condividere.